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Un check-up della cassetta degli attrezzi del professionista ICT

Professionista o dilettante?

Creato da OverNet Education, il 04/06/2019

Avete presente quelle situazioni in cui tutti hanno buone intenzioni? Il committente, l’analista, lo sviluppatore… l’architetto, il sistemista e perfino gli utenti finali e i loro capi.

Poi però, non si sa bene come mai, ci si ritrova con delle criticità.

Risultati che non arrivano nei tempi, budget sforati, troppi bachi e troppe lamentele...

...e in più tensioni o disagio tra le persone nel gruppo di lavoro, mail chilometriche che non sono certo segno che le relazioni stanno migliorando, riunioni il cui scopo più o meno esplicito è quello di trovare qualcuno a cui dare la responsabilità dei problemi, con una certa probabilità che questo qualcuno siate proprio voi, che magari state cercando di tenere insieme tutti i pezzi con enorme fatica...

Oppure quelle situazioni in cui tu sei già tiratissimo e arriva un'altra richiesta di sviluppo o di un servizio da attivare... e sai già che se dirai di no avrai perso (punti, reputazione, il cliente) e se dici di sì.... avrai perso lo stesso! Perché non riuscirai a rispettare le scadenze e la qualità richieste.  Come fare? Fingersi morti? Spiegare educatamente i vincoli che ci sono e sperare che il committente capisca e si adegui? Cosa funziona?

Se quanto descritto non vi riguarda potete smettere di leggere. Congratulazioni, avete una vita più semplice di molte altre persone. Continuate a coltivate con cura il vostro raro ambiente di lavoro, le vostre relazioni professionali e il vostro equilibrio personale, evidentemente la cosa ha dato i suoi frutti.

Se invece qualcuna delle situazioni che ho citato vi risuona... forse potrete trovare qualche spunto interessante proseguendo la lettura.

Nella mia esperienza è molto più frequente la prima situazione della seconda e in tanti anni di azienda e di consulenza non ho mai smesso di domandarmi se tutta questa fatica fosse davvero necessaria, quali fossero i trucchi, i metodi, i modelli che potevano aiutare me e le persone con cui avevo a che fare   a lavorare con efficacia, velocità... senza fronzoli ma con il giusto rispetto reciproco tra committente e fornitori (interni o esterni non fa differenza) e alla fine ad ottenere i risultati desiderati nei quali includere anche la propria soddisfazione e quella del proprio team per un lavoro ben fatto.

Alla fine, qualche idea l'ho trovata, messa in pratica, raffinata e l'ho inserita nei percorsi di formazione che propongo ai miei clienti.

Un'idea centrale è quella di professionista... che è il contrario di un dilettante (nulla di male a dilettarsi, bisogna poi però sapere che i risultati non saranno garantiti...).

Cosa caratterizza un professionista infatti? Sicuramente è qualcuno, o qualcuna, che conosce molto bene il suo mestiere. Se è un analista sa analizzare i requisiti e definire soluzioni utilizzando al meglio le architetture, le tecnologie i componenti già disponibili... Se è uno sviluppatore conosce a fondo i linguaggi e i protocolli e sa dove trovare ispirazione per costruire soluzioni eleganti e "bugs free"...

Su questo di solito tutti concordano facilmente.

La seconda caratteristica di un professionista è meno riconosciuta. Il metodo. Un professionista ha metodo.  Sa "fare il film" di quello che succederà, sa raccontare le fasi del suo lavoro, sa stimare quanto tempo ci vuole. Anche se non sa ancora quale sarà la soluzione uno sviluppatore "professionale" sa che ci vorranno certi passaggi, che in certi punti bisognerà fare delle verifiche, che ci vorrà la collaborazione del committente per il test e sa prevedere, magari approssimativamente, per quando, in modo da prendere accordi e rendere più prevedibile quello che succederà.  Se poi lavora in un ambiente organizzativo strutturato conosce le metodologie e i ruoli e sa chi è responsabile di cosa. Insomma, sa muoversi nell'organizzazione e parla il linguaggio delle metodologie in uso nel suo ambiente.

Poi c'è la terza caratteristica. Un vero professionista è capace di lavorare con tutti. Con quelli che gli sono simpatici ma anche con i Clienti, fornitori, collaboratori, capi che per lui sono più "difficili". Quelli che magari cercano di trattarlo con   distacco, quelli che non rispondono alle mail (con le domande che servono a fare il lavoro che loro stessi hanno chiesto), quelli che non vedono il valore di quanto viene fatto per loro e pensano che sia tutto facile... scegliete voi la vostra "bestia nera". E sa negoziare. Proprio perché conosce il suo tema a fondo e ha metodo, è capace di porre delle condizioni, di fare le domande giuste. E siccome ha anche la capacità di relazionarsi nei casi “difficili”, può usare queste sue capacità per arrivare a fare promesse che poi è in grado di mantenere. Fantastico no?

Se questa definizione di professionista ci piace, capiamo anche che in molti casi c'è del lavoro da fare, ci sono delle responsabilità. Per questo è un'idea utile, perché smuove le persone. Sei un professionista o un dilettante? Professionista? Bene, allora hai delle responsabilità.

Per esempio, hai la responsabilità di capire come funziona la comunicazione tra le persone e soprattutto come funzionano le relazioni. In che modo noi stessi contribuiamo ai circoli viziosi di cui siamo vittima? Per esempio a quello che ci porta a combattere la "guerra delle soluzioni" ("La mia soluzione è meglio della tua!"; "Non è vero... è la mia che è meglio!"; "No..."  ...escalation...). E il bello è che ci succede anche quando sappiamo benissimo che non ci porterà al risultato che desideriamo. Ci caschiamo lo stesso.

Un'altra responsabilità è quella di conoscere anche le metodologie che non ti riguardano direttamente, quelle che organizzativamente non fanno parte del tuo ruolo, ma che possono condizionare i risultati, come per esempio quelle di business analysis o di change management organizzativo nel caso di chi si occupa di ICT.

Insomma, eccoci al punto, se vuoi essere un professionista ti tocca prenderti la responsabilità della tua "cassetta degli attrezzi", cioè dell'insieme dei modelli mentali, metodi e strumenti a cui attingere per essere efficace, cioè ottenere ciò che desideri.

E questa responsabilità si estende anche agli aspetti metodologici, relazionali e di creatività.

E no, se avete una formazione "tecnica", ingegnere, informatico e simili... non siete esonerati… mi spiace. Anzi, vi serve anche di più, perché nel vostro ruolo avete "l'handicap" di capire meglio degli altri quali sono i vincoli tecnici e vi trovate nella situazione in cui dovete relazionarvi con chi magari questi vincoli non li può capire. Chi creerà le condizioni "relazionali" perché il vostro cliente/committente possa capire come mai non si può avere tutto, subito e a costo zero? Indovinate un po’.

Quindi , per consentire alle persone del mondo ICT che non ne hanno ancora avuto l'occasione, di arricchire la propria cassetta degli attrezzi con le componenti metodologiche e relazionali che permettano di consolidare il professionista che  c'è in loro, OverNet , in collaborazione con Alessandro Gianni, ha aggiunto due  nuovi corsi alla sua offerta formativa: "IT Professionals Effective Work Habits" per lavorare sulle abitudini di lavoro e sul modello di eccellenza professionale costruendo insieme le parti su misura che servono ai partecipanti e "Change Management for ICT People" per assicurarsi di avere le idee chiare su cosa è necessario fare per facilitare il cambiamento indotto dai progetti ICT ed essere in grado sia di collaborare meglio con le altre funzioni aziendali o, in caso di emergenza, anche fare da sé. Trovate le i link con le schede corso più avanti.

Prima che decidiate se possono esservi utili però considerate questi 3 aspetti:

  1. Tutti abbiamo buone intenzioni, questo però non garantisce automaticamente ottimi risultati. In mezzo ci sono le cose che facciamo, le decisioni che prendiamo, le nostre convinzioni. A volte bisogna cogliere il momento giusto per fare un salto di qualità e qualcuno che ci dia una mano, professionalmente, può essere di grande aiuto.
  2. Col tempo ci si abitua a tutto, quindi è possibilissimo che attualmente non sentiate il bisogno di fare cambiamenti nel vostro modo di porvi come professionisti. Immaginate però come potreste sentirvi se aveste in mano un modello di eccellenza professionale, con delle checklist puntuali sugli aspetti che riguardano il vostro lavoro, o se aveste iniziato ad allenarvi ad uscire dai circoli viziosi usando la vostra parte creativa (spesso seppellita stile Tutankhamon ma che, ve l'assicuro, si può rimettere in gioco abbastanza velocemente se ci si lavora un po’).
  3. A volte è necessario avere le idee chiare anche sul lavoro e le responsabilità degli altri. Questo permette di negoziare questi aspetti se necessario o anche, più semplicemente, di chiedere alle persone giuste che quella parte di lavoro venga fatta nel modo giusto e al momento giusto in modo da ottenere i risultati desiderati ed evitare che il proprio lavoro venga vanificato. È per esempio il caso delle attività di Change Management organizzativo che accompagnano un progetto a contenuto ICT. I progetti producono cambiamenti di processo, di prodotto, di comportamenti e a volte richiedono un cambiamento di mentalità. Ci sono quindi cose da fare che riguardano le persone, per ingaggiarle, per comunicare loro i cambiamenti, per aiutarle a gestire le emozioni che questi cambiamenti suscitano e per fare in modo che apprendano ciò che c'è di nuovo e che serve. Spesso queste attività sono di competenza di altri (HR, Committente) e vengono sottovalutate, col risultato che le soluzioni informatiche non possono funzionare non perché abbiano problemi "tecnici" ma più semplicemente perché le persone che le devono usare non hanno la necessaria combinazione di competenze, motivazione e definizione degli aspetti organizzativi collegati.

Per il momento ci fermiamo qui. Ora valutate voi. Quali strumenti vi serve aggiungere nella vostra cassetta degli attrezzi di professionisti ICT?